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Cefpas FlashNews 6 novembre 2019

 
Servizio Comunicazione CEFPAS
Cefpas FlashNews 6 novembre 2019
by Servizio Comunicazione CEFPAS - Thursday, 7 November 2019, 9:11 PM
 


Cefpas FlashNews  6 novembre 2019





A dicembre la quinta edizione del Salus Festival e del Salus Cine Festival

Caltanissetta, dicembre 2019

Tutta nissena la quinta edizione del Salus Festival, evento dedicato all'educazione alla salute, ai sani stili di vita e all'importanza della prevenzione, promosso dall'Assessorato della Salute Regionale e dal CEFPAS, in collaborazione con ASP e Comune di Caltanissetta, Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Caltanissetta e Ufficio Scolastico Provinciale, Associazioni di Volontariato e del Terzo Settore.

La manifestazione, programmata dal 2 al 4 dicembre 2019, prevede, come ogni anno, la partecipazione di testimonial ed esperti regionali e nazionali nel campo della salute. Tra i principali target, come sempre, i giovani preadolescenti e adolescenti, cui è destinata anche la maggior parte dei convegni e dei seminari dedicati, come d’abitudine, al grande tema della prevenzione: il valore dell’apprendimento per la salute, il rapporto tra sport, salute, ambiente e sani stili di vita, le dipendenze patologiche.

Come ogni anno, la popolazione potrà accedere gratuitamente agli screening gratuiti realizzati dall’ASP nissena che, per prima in Sicilia, ha recentemente siglato l'accordo a Caltanissetta per la partecipazione delle farmacie convenzionate ai programmi di screening oncologico.

Come ogni anno, nell’ambito del Salus Festival, si aprirà il sipario sulla rassegna cinematografica unica in Italia dedicata al cinema per la salute: il Salus Cine Festival, che si svolgerà nell'ottocentesco Teatro Regina Margherita di Caltanissetta dal 9 al 10 dicembre. Ospite d’onore, Marco Pontecorvo, figlio del grande Gillo Pontecorvo e regista del film “Pa-ra-da”, a cui sarà consegnato il premio alla carriera.

Valentina C.Botta, serviziocomunicazione@cefpas.it

 

  

Al Cefpas l'aggiornamento per ispettori REACH

14-15 novembre 2019

reachE' programmato al CEFPAS per il 14 e 15 novembre l'aggiornamento degli Ispettori REACH nel contesto della formazione armonizzata realizzata annualmente dall'Agenzia ECHA. Il percorso didattico, in collaborazione con l’Assessorato della Salute, Dipartimento Attività Sanitarie ed Osservatorio Epidemiologico, approfondirà gli aspetti legati a “Obblighi di registrazione, intermedi - Corso di ricaduta del Training Nazionale 2019 - Ispettori REACH e CLP”. Obiettivo generale è aggiornare gli Ispettori REACH in materia di prodotti chimici e sul loro utilizzo sicuro a tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente.

L’attività formativa è finalizzata a trasferire i contenuti trattati nell'ambito del corso nazionale di formazione per formatori degli Ispettori REACH e CLP per il controllo degli obblighi di registrazione, condizioni strettamente controllate e intermedi, realizzato a Torino nel mese di marzo 2019 dalla Regione Piemonte in collaborazione con l’Autorità Competente REACH_CLP (Ministero della Salute).

Referente scientifico è la dott.ssa Maria Fascetto Sivillo  – Ispettore REACH, Coordinatore regionale Gruppo ispettori REACH-CLP, referente per la Regione Sicilia e delegata per la partecipazione ai tavoli tecnici nazionali in materia di REACH-CLP.

Il CEFPAS, in qualità di provider regionale ECM, ha assegnato all’evento formativo 20 crediti per le figure professionali di medico chirurgo, tecnico sanitario della prevenzione degli ambienti e dei luoghi di lavoro, veterinario, farmacista, biologo, chimico.

Daniela Giordano, giordano@cefpas.it

 

  

Riceviamo e pubblichiamo

L’importanza di una buona comunicazione con pazienti e collaboratori (fonte: Quotidiano Sanità, 26 ottobre)


26 OTTOBRE 2019  - Gentile Direttore,

quanto costa in termini di contenzioso medico-legale, una comunicazione inefficace in ambito sanitario? Come ci ricorda, a tal proposito, il Tribunale dei Diritti del Malato (TDM), nel Rapporto PiT Salute del 2010, “ciò che spinge i pazienti e i loro familiari a prendere contatto con il TDM è la percezione di esser stati poco presi in considerazione nelle richieste e nel rispetto dei diritti e, come detta percezione poggi sulla mancanza di attenzione e di comunicazione …”.

E, ancora … quanto incide una comunicazione inefficace sulla percezione della qualità del servizio erogato e sui risultati ottenuti dall'alleanza diagnostico-terapeutica tra curante e paziente?

La cornice di referenza dell’agire dell’operatore sanitario è, com'è noto, la relazione interpersonale; questa affonda le sue radici evolutive nelle emozioni che si attivano ogniqualvolta un paziente chiede aiuto (fiducia e speranza) e il medico, piuttosto che l’infermiere, accoglie questa richiesta (empatia e compassione), come insegna il professor Fabrizio Benedetti. Perché, allora, ancora oggi nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e delle 22 Professioni Sanitarie non insegnano come comunicare in modo efficiente ed efficace con pazienti e collaboratori? Perché affidare lo sviluppo delle competenze relazionali in ambito Sanitario soltanto alla spontaneità dei modelli comunicativi innati/attitudinali di ciascun esercente la professione sanitaria e non strutturare insegnamenti specifici che portino a padroneggiare queste soft skills?

Per fortuna in Sicilia questa lacuna è stata colmata dal CEFPAS, il Centro per la formazione permanente e l'aggiornamento del personale del Servizio sanitario. L’Ente pubblico, istituito dalla Regione Siciliana con apposita legge regionale nel 1993 (Legge n. 30), è un’eccellenza della formazione; la struttura, unica nel suo genere in Italia, insiste nel territorio di Caltanissetta, adiacente all'Ospedale S. Elia.

Pochi giorni fa, proprio al CEFPAS, si è concluso un percorso formativo su più livelli (introduttivo, avanzato e due executive master) di Programmazione Neurolinguistica; iniziato per me e i miei compagni di viaggio, con il corso introduttivo nel 2016, ha visto – con un impegno importante, tra seminari, laboratori didattici ed esperienziali per oltre cinquanta giornate d’aula – il suo epilogo con gli esami finali il 23 ottobre.

Nata nel 1970 presso l’Università di Santa Cruz in California dal lavoro di Richard Bandler, John Grinder e Frank Pucelik, la Programmazione Neurolinguistica (PNL) fornisce, gli strumenti essenziali per comprendere, gestire e guidare i processi di comunicazione nelle relazioni interpersonali. (Vedi articolo: “Comunicazione medico-paziente. Ecco come si può migliorare attraverso la Programmazione Neurolinguistica”).

Il percorso formativo, voluto fortemente dal Direttore della Formazione del CEFPAS, il Dott. Pier Sergio Caltabiano, trainer di PNL, ha visto partecipare molti professionisti del Servizio Sanitario Regionale: ventisette tra medici, psicologi/psicoterapeuti, pedagogisti, infermieri, tecnici di radiologia, assistenti sociali e logopediste.

L’obiettivo del percorso formativo, di promuovere un uso consapevole di strumenti quali l’osservazione, l’ascolto e il buon uso del linguaggio, per una comunicazione efficiente ed efficace in Sanità, aspetta adesso soltanto di essere testato sul campo. In bocca al lupo ragazzi!

Desidero ringraziare pubblicamente il Dott. Pier Sergio Caltabiano, le assistenti d’aula CEFPAS e i trainer che ci hanno accompagnato con mano durante questi tre anni e, i miei compagni di viaggio, augurando a tutti (ma proprio tutti? Sì!) i professionisti sanitari italiani di poter provare le stesse emozioni che ho provato io, scettico fin dall'inizio sulle potenzialità di crescita e cambiamento del modello PNL e, ultimato il percorso, felicemente convinto del contrario.

Francesco Sciacca, PhD Ricerca clinica e traslazionale in neuroscienze e oncologia

CPS Tecnico di Radiologia, ASP di Siracusa Corsista Executive Master Livello MASTER "PNL in Sanità" CEFPAS 

 


Autismo: ne parliamo con il prof. Di Salle, direttore del Master ABA Università degli Studi di Salerno

Cefpas, 4-5-6 novembre 2019

francesco di salleSono 5000 i casi di autismo nella Regione Siciliana e il loro numero è destinato a crescere. A pochi mesi di distanza dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del “Programma unitario per l’autismo” a firma dell’assessore Razza, documento che ridisegna le linee guida assessoriali del 2007 e fa riferimento a quello firmato il 10 maggio 2018 dalla Conferenza unificata (Stato-Regioni-Enti locali) per applicare quanto disposto dai nuovi Lea, le previsioni parlano chiaro. Secondo le stime accreditate dalla Fondazione Italiana Autismo, si prevede un investimento economico complessivo di circa “mezzo miliardo in più all'anno rispetto ai soldi attualmente utilizzati per offrire una generica assistenza per la disabilità” e per ridisegnare le proprie linee guide per l’assistenza offerta a livello territoriale, riorganizzando i servizi per i pazienti autistici, ad ogni Regione ci vorranno almeno due anni.

Il Disturbo dello Spettro dell’Autismo (la sigla è ASD dall’inglese Autism Spectrum Disorder) è un disordine del neurosviluppo biologicamente determinato, si configura come una disabilità “permanente” che accompagna il soggetto nel suo ciclo vitale, motivo per cui sono necessari servizi specifici per i diversi bisogni di ciascuna età e livello di funzionamento (alto/basso). Caratteristiche essenziali di questo disturbo (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), la compromissione persistente della comunicazione sociale reciproca e dell’interazione sociale insieme a pattern di comportamento, interessi o attività ristretti e ripetitivi. La manifestazione sintomatica, già presente nella prima infanzia, limita o compromette il funzionamento quotidiano e può variare in base al livello di gravità, di sviluppo e all'età cronologica, motivo per cui oggi si parla di “spettro”. 

Per conoscere i modelli di trattamento più idonei e comprendere quali siano le direttrici formative attuali a garanzia dell’uniformità dei linguaggi e degli strumenti in grado di fornire agli operatori del settore riferimenti clinici basati su evidenze e dati di efficacia, abbiamo incontrato il prof. Francesco Di Salle, Ordinario di Neuroscienze, analista del Comportamento BCBA, direttore del Master ABA Università degli Studi di Salerno, Full Professor of Methods of Neuroimaging Maastricht University, Professor vor Kemspintomographie JW Goethe Universitaet, Frankfurt a/M, proprio al termine del suo intervento didattico sui temi dell’analisi comportamentale applicata al trattamento dello spettro dell’autismo, nell’ambito del Progetto Disturbo dello Spettro dell’Autismo: interventi “evidence based” e “best practices” per un network di servizi in Sicilia, realizzato da ASP di Caltanissetta in collaborazione con CEFPAS.

Prof. Di Salle, lei afferma che, grazie ai nuovi modelli di trattamento, “si può promuovere nel bambino con diagnosi DSA il voler parlare ancora prima del parlare tout court”. Cosa è il metodo ABA e perché funziona?

Non c’è stato un reale cambiamento nei pilastri diagnostici dell’autismo con il DSM V; il cambiamento significativo ha riguardato più la propensione dei professionisti della neuropsichiatria infantile ad effettuare precocemente una diagnosi, perché adesso è possibile accedere a trattamenti con una più alta probabilità di efficacia. L’ABA (Analisi del Comportamento Applicata) è una terapia che ha generato esperienze terapeutiche efficaci fino ad arrivare a percentuali di efficacia significative soprattutto ad età precoce. I trattamenti ABA si sono evoluti nel tempo, passando dall'essere una terapia indirizzata al recupero di abilità ad una modalità, nell'ambito di una scienza comportamentale più vasta, orientata ad individuare le modalità di recupero di tali abilità e quale possa essere la tipologia di utilizzo che se ne possa fare successivamente. Questo approccio è molto attuale e attento alle inclinazioni, ai desideri e all'emotività dei bimbi che trattiamo, e può essere effettuato in ambienti naturalistici, tra cui gli ambienti di gioco dei bimbi, traendone effetti altrettanto buoni se non addirittura migliori rispetto ai trattamenti effettuati che in passato sono stati effettuati in modo strutturato e “costrittivo” per i bimbi. Tra le applicazioni efficaci dell’ABA, c’è sia la possibilità di insegnare in modo esperto ed estensivo sia le abilità che servono alla crescita del bambino, sia la possibilità di depurare il comportamento dalle componenti disfunzionali e disadattive che spesso frenano la possibilità di inserimento sociale, oltre che scolastico, del ragazzo con autismo. Nel processo di eliminazione delle componenti disadattive, l’efficacia consiste nell'essere diventati più bravi a riconoscere il motivo del comportamento disadattivo, che noi chiamiamo funzioni del comportamento, generando un capitolo nuovo della  scienza del comportamento che si chiama assessment funzionale del comportamento.

Si riferisce alla FBA (analisi funzionale del comportamento o functional behaviour analysis) ?

Si, la FBA è il connubio di una serie di miglioramenti procedurali e concettuali che hanno reso l'ABA più efficace a 360° in autismo ma anche una metodologia più dolce e più vicina ai bisogni quotidiani dei bimbi anche in tenera età e più vicina alle esperienze di insegnamento scolastico che, in questo momento, hanno più probabilità di essere incorporate in un progetto terapeutico molto più ampio e molto più efficace. Il FBA (assessment funzionale del comportamento) è una metodologia che serve per comprendere i motivi dei comportamenti disadattivi senza emettere di comportamenti disadattivi, in modo strutturato e nella maniera più specifica possibile riguardo l’efficacia reale. Tra i comportamenti disadattivi, viene citata, a buon diritto, l’emissione in modo non socialmente accettabile di comportamenti a contenuto sessuale.

Il dibattito riguardante questo aspetto e più in generale la sessualità nella disabilità, di cui il CEFPAS si è già occupato nell'ottobre del 2016,  è ancora molto vivace. Qual è la sua opinione a riguardo?

Secondo la mia opinione, in questi termini, il problema è mal posto. E il trattamento relativo a questo aspetto, come al presentarsi di altri comportamenti disadattivi i cui fattori scatenanti consistono nel ricavare soddisfazione da ciò che si fa, definiti anche “comportamenti mantenuti da rinforzo automatico” tra cui è possibile includere anche comportamenti non accettabili socialmente correlati alla sfera sessuale, è rappresentata da una sfera di terapie possibili. Alcune insegnano alle persone con autismo o altre disabilità la possibilità di emettere comportamenti a contenuto sessuale in ambienti che non includano la presenza di altre persone, rendendo possibile semplicemente la continuazione di questi comportamenti in un ambiente separato. Ad esempio, si può chiedere alla persona di continuare l’emissione di tali comportamenti nella propria camera. Tuttavia, c’è un’altra componente del perché i comportamenti a contenuto sessuale abbiano un’incidenza maggiore nel repertorio comportamentale delle persone con autismo o con altra disabilità rispetto alle persone con sviluppo normotipico e del perché siano emessi in ambienti o momenti inadeguati rispetto ad una condizione di sviluppo normotipico. Se ci troviamo in presenza di comportamenti di questo tipo in ambienti e tempi impropri e con valore quantitativo inaccettabile per la qualità di vita della persona, stiamo leggendo solo una faccia del problema. Le altre facce riguardano la possibilità di godere delle cose che facciamo nella vita. La vita deve essere gratificante.

Può farci un esempio?

Se una persona a sviluppo tipico non emette comportamenti a contenuto sessuale in un contesto improprio è perché, da una parte, la sua condotta è ricaduta sotto il governo di regole che ne indirizzano l’emissione in contesti e tempi adeguati e perché, dall'altra, c’è un’altra componente che tendiamo a dimenticare. Un altro motivo importante, infatti, è che le persone a sviluppo normotipico, in ambiente sociale, riescono a trarre soddisfazione da dimensioni che possono essere precluse a persone con disabilità o che abbiano abilità sociali o di comunicazione poco o non sviluppate adeguatamente. È un riflesso dell’incapacità di godere del sorriso, dello sguardo, di potere e sapere comunicare in modo adeguato, raccontandosi, facendo amicizia.

Quindi è un tentativo estremo di mettersi in relazione o è più il suo contrario?

Secondo me è più il suo contrario ed è una piccola sconfitta nel processo di abilitazione della persona. Una persona con un problema di disabilità, potrebbe non emettere un comportamento di questo tipo sia perché abbiamo reso delle regole più efficaci - cosa che insegnano i metodi di circoscrizione di determinati comportamenti - sia perché l’incapacità di trarre soddisfazione da altre dimensioni accettabili socialmente e addirittura lodevoli perché parte delle basi dei rapporti sociali, sono state abilitate a sufficienza. Non c’è necessità alcuna, probabilmente, di ricorrere a regole restrittive di comportamenti di vario tipo, compresi quelli a contenuto sessuale, se è efficace il piano di obiettivi raggiunti nell'ambito dell’inserimento delle abilità comunicative sociali.

Qual è l'obiettivo di formare gli operatori sanitari su questi modelli?

L’obiettivo è capire meglio il motivo per cui si presentino i comportamenti disadattivi, rendere così il trattamento più efficace e meno necessario l'impiego di componenti avversive come, ad esempio, sgridare o punire, a favore di una gestione saggia della gratificazione; questo è lo scopo dell’analisi del comportamento moderna. È necessario capire quali siano i motivi del comportamento disadattivo, ad esempio, emettendo comportamenti che includano la possibilità di ottenere il motivo dei comportamenti disadattivi senza emettere i comportamenti disadattivi; questa è stata una piccola rivoluzione nell'analisi del comportamento da ormai quasi un ventennio e ha contribuito allo sviluppo di interventi gradevoli, evitando rischi concettuali, etici ed eventuali contraddizioni con lo spirito umanitario che è bene che permei tutti gli interventi nell'ambito delle terapie comportamentali.

Valentina C. Botta, serviziocomunicazione@cefpas.it

 

 

Life Skills a Palermo: al via la seconda fase 

Palermo, 29-30 ottobre 2019

È entrato nel vivo il percorso formativo relativo al PSN 2014/2015, Azione 1.1.3 “Promozione della Salute in Ambiente Scolastico” con i progetti formativo in house: “Life Skills e resilienza: strategie efficaci per promuovere salute a Scuola” e “Life Skills e Resilienza strategie efficaci per prevenirle dipendenze patologiche”, realizzati dal CEFPAS su committenza dell’ASP Palermo.

La Fase 2, avviata il 29 e 30 ottobre a Palermo, ha previsto la realizzazione del primo dei 5 moduli di due giornate sul tema “Life Skills e resilienza: strategie efficaci per promuovere salute a Scuola”. Interattiva la metodologia impiegata per coinvolgere gli oltre 200 partecipanti, tra docenti/referenti, insegnanti della scuola materna e primaria, operatori ASP.

I progetti hanno una connotazione innovativa poiché strutturati in un contesto culturale partecipativo, in linea con il recente Accordo della Conferenza Stato Regioni, del 17 gennaio 2019, tra Ministero della Salute e MIUR contenente indirizzi di “policy” integrata per la “scuola che promuove salute”. Una vera e propria rete diffusa di esperti ha contribuito alla strutturazione dei progetti tra ASP Palermo, Istituto Superiore di Sanità, Istituto di Psicologia Funzionale, CEFPAS, Ufficio Scolastico Regionale, Scuole ed Enti del Terzo Settore. La prima fase, realizzata tra febbraio e aprile di quest’anno, ha coinvolto anche il prof. Alberto Pellai tra i massimi esperti nazionali sui temi della preadolescenza e dell’adolescenza, che ha approfondito il legame tra il modello della “life skills based education” ovvero l’educazione basata sullo sviluppo delle competenze per la vita, le ultime scoperte neuro scientifiche in tema di età evolutiva, nell’ambito della giornata seminariale di presentazione dei progetti presso l’ IPPSEOA "Pietro Piazza" di Palermo.

I lavori, moderati da Maria Silvana Muscarella, direttore del Distretto 34 di Carini - ASP Palermo, sono stati aperti dai saluti del dirigente scolastico prof. Vito Pecoraro, del direttore generale dell’ASP di Palermo Daniela Faraoni, del direttore sanitario Maurizio Montalbano, del direttore del dipartimento salute mentale Giorgio Serio, del direttore del CEFPAS Roberto Sanfilippo, del direttore della formazione del CEFPAS Pier Sergio Caltabiano che ha sottolineato l’importanza di coniugare insegnamento e adozione concreta di stili comportamentali ispirati alle competenze di vita e di come tale congruenza consenta un modellamento autentico, facilitando l’impatto cognitivo ed emozionale sullo sviluppo evolutivo degli adolescenti.

Tra i contributi riguardanti la presentazione dei progetti, quello della dirigente del Servizio 5 DASOE Daniela Segreto, che ha auspicato la possibilità di trasformare le due esperienze progettuali in progetti pilota nell’ambito della rete della scuole che promuovono salute, cui sono seguiti gli approfondimenti a cura di Brigida Rosa e Giovanna Ripoli di Asp Palermo e responsabili scientifici dei progetti e di Eleonora Indorato e Ilenia Parenti del CEFPAS. Molto apprezzate le relazioni a tema che hanno concluso la sessione plenaria a cura di Barbara de Mei (ISS) e Paride Braibanti (prof. di psicologia della salute, Università di Bergamo). Le sessioni laboratoriali, condotte da Natalia de Nigris (psicologa Studio Moveo), Ilaria Giovannelli (Università di Perugia), Chiara Cattaneo ed Enrica Pizzi (ISS), Luciano Sabella, Maria Luisa Passarini, Enrica Pedrelli e Chiara Batistini (Istituto di Psicologia Funzionale Corporea), hanno previsto lavori di gruppo su empatia e comunicazione efficace. Nell’intervallo modulare è prevista anche una sperimentazione sul campo.

Valentina C. Botta, serviziocomunicazione@cefpas.it

 


Al Cefpas la I edizione dell’ Executive Master in Slow Medicine

Cefpas, 22-23 ottobre 2019

È partita il 22 Ottobre scorso la prima edizione dell’Executive Master in Slow Medicine, primo, nel suo genere, a livello nazionale. L’assessore alla salute della Regione Siciliana Ruggero Razza, con direttiva del 1° luglio 2019, ha avviato il “Programma Regionale Appropriatezza” che dispone l’istituzione, in tutte le Aziende Sanitarie del SSR, di un gruppo di lavoro specifico, presieduto dal Direttore Sanitario, che ha tra i suoi obiettivi la promozione della conoscenza della campagna Choosing Wisely tra medici e professionisti sanitari, l’implementazione delle raccomandazioni di Choosing Wisely Italy e la valutazione dell’impatto delle raccomandazioni sui processi assistenziali aziendali.

Choosing Wisely, lo ricordiamo, è un progetto promosso da Slow Medicine in analogia a Choosing Wisely USA, per facilitare “il dialogo dei medici e degli altri professionisti della salute con i pazienti e i cittadini su esami diagnostici, trattamenti e procedure a rischio di inappropriatezza in Italia, per giungere a scelte informate e condivise”.

In Sicilia, la direttiva assessoriale ha anche identificato nell’Executive Master in Slow Medicine del CEFPAS lo strumento garante dell’omogeneità delle attività progettuali e delle modalità di individuazione dei partecipanti al percorso.

In virtù del mandato assessoriale, il CEFPAS - soggetto promotore - e l’Azienda Ospedaliera Papardo, hanno stipulato un protocollo di collaborazione finalizzato a definire i ruoli rispettivi nella progettazione e nella realizzazione dell’executive master in cui si inserisce l’Associazione “Slow Medicine” - in virtù di un accordo collaborativo precedentemente stipulato con l’Azienda Ospedaliera Papardo  - per la parte legata alla progettazione. 

L’Executive Master in Slow Medicine, articolato in 10 corsi monotematici in collaborazione con esperti nazionali e regionali e in linea con la direttiva regionale, si propone di promuovere la conoscenza di Slow Medicine e Choosing Wisely tra medici e professionisti sanitari, per uniformare l’implementazione aziendale delle raccomandazioni Choosing Wisely Italy e facilitare la valutazione il loro impatto in termini di appropriatezza prescrittiva, riduzione del consumo ingiustificato di risorse e dei danni ai pazienti derivanti dalle prescrizioni inappropriate.

I destinatari dell’attività sono i 25 rappresentanti dei gruppi di lavoro aziendali, segnalati dalle Direzioni aziendali al Servizio 8 DASOE, così come richiesto nella direttiva assessoriale. A presidio della realizzazione dell’Executive Master, Domenico Colimberti, Referente Slow Medicine ("Punto Slow") per la Regione Siciliana, in qualità di responsabile scientifico e Marina Giammarresi, coordinatrice dell’Executive Master CEFPAS.

Marina Giammarresi, giammarresi@cefpas.it

 



errata corrige

L'intervista, pubblicata nel precedente numero, è stata rivolta al dott. Giuseppe Sciuto e non al dott. Angelo Foresta, come erroneamente riportato. Ringraziamo entrambi per la collaborazione.

serviziocomunicazione@cefpas.it

 

 

 

 

 

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